Aleksandra Mir

Sacro & Profano

By Massimo di Forti
Il Messaggero, Rome, March 2010

Il Sogno e la Promessa
16 March - 15 April 2010
Magazzino d’Arte Moderna, Rome

Sacro & Profano, viaggio virtuale New York - Palermo

Heaven? It's a space station. Astronaut's helmets? They are the halos of saints. And visa versa. Chosen affinity or liasions dangereuses? With iconoclastic candor and effectively sismic frankness, Aleksandra Mir celebrates the marriage of Sacred - Profane, of progressive scientific discovery and venerable religious tradition in the exhibition Il Sogno e la Promessa (Magazzino d'arte moderna, via dei Prefetti 17, until 15 April, hours: Tues-Fri 11.00-15.00 - 16.00-20.00, Sat. 11.00 -13.00 - 16.00-20.00) curated by Valentina Bruschi. In twenty works on paper, the Polish artist brings together through the technique of collage delicate madonnas and Shuttle rockets, the flights of angels and journies to the moon, myths of modernity and millenial representations of the faith to rexamine the eclectic and paradoxical vocation that has connoted her research since the beginning.

Struck, even as a child, by images of the moon landing, Mir has dedicated many steps in her career to this obsession, from the 1999 performance First Woman on the Moon on the occasion of the 30th anniversary of the flight of Apollo 11 (with the feminine moon landing on a Dutch beach), to the project Garden of Rockets, 2004, after a visit to the Kennedy Space Center in Florida, to the Concorde Collages of 2006, to Gravity of 2006 (a gigantic missle realized in industrial detritus), to Plane Landing (an inflatable installation that replicated an airplane anchored to the ground by a line).

But Il Sogno e la Promessa is born as the result of a virtual journey from New York to Palermo, the cities where the artist has worked for the last two decades. There are small street markets of second-hand goods and old stores selling religious articles of Palermo that allow one to find antique icons, rare prints, souvenirs of religious ceremonies and to combine them, later, with images of the space empire producing a visual short-circuit of singular suggestion. After the performance at the last Biennale, in which she presented tens of thousands of postcards of Venice dedicated to the 'vie d'acqua' to all the world and to the literal theme of the water (as an example of the contradictions of globalization) in a whole, Aleksandra Mir confirms with her show in Rome (her first solo show in Italy) a remarkable talent in the art of surprising. Thanks also to her irony that allows it to fly high with incredible lightness.

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Il Paradiso? È un centro spaziale. I caschi degli astronauti? Sono aureole di santi. E viceversa. Affinità elettive o liasons dangereuses? Con candore iconoclasta e spiazzanti effetti sismici, Aleksandra Mir celebra le nozze di Sacro e Profano, di ardito progresso scientifico e venerabili tradizioni religiose nella mostra Il Sogno e La Promessa (Magazzino, via dei Prefetti 17 fino al 15 aprile) a cura di Valentina Bruschi. In venti opere su carta, l’artista polacca riunisce con la tecnica del collage delicate madonne e missili shuttle, voli d’angelo e paesaggi lunari, miti della modernità e millenarie rappresentazioni della fede a riprova della vocazione eclettica e paradossale che connota fin dagli inizi la sua ricerca.

Folgorata, appena bambina, dalle immagini dello sbarco sulla Luna, Mir ha legato molte tappe della sua carriera artistica a questa ossessione, fin dalla performance del 1999 First Woman Landing on the Moon in occasione del trentennale dell’impresa dell’Apollo 11 (con un allunaggio al femminile su una spiaggia olandese), al progetto Garden of Rockets del 2004 dopo una visita al Kennedy Space Center in Florida, ai Concorde collages del 2006 a Gravity sempre del 2006 (un gigantesco missile costruito di rottami industriali) fino a Plane Landing (installazione gonfiabile che replicava un aereo di linea ancorato a terra).

Ma Il Sogno e La Promessa è nata come esito di un virtuale viaggio New York – Palermo, le città dove l’artista ha lavorato negli ultimi due decenni. Sono stati i mercatini dell’usato e i vecchi negozi di articoli religiosi di Palermo a permetterle di trovare antichi santini, rarissime stampe e ricordi di cerimonie religiose e di abbinarli, poi, alle immagini delle imprese spaziali producendo un cortocircuito visivo di singolare suggestione. Dopo la performance all’ultima Biennale, in cui ha presentato un milione di finte cartoline di Venezia dedicate alle vie d’acqua di tutto il mondo e all’attualissimo tema dell’acqua (come esempio delle contraddizioni della globalizzazione) nel suo complesso, Aleksandra Mir riconferma con la mostra romana (la sua prima personale in Italia) un sorprendente talento nell’arte di stupire. Grazie anche ad un bagaglio di ironia che le permette di volare in alto con incredibile leggerezza.